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I soci per celebrare la loro unione hanno voluto rappresentarsi attraverso un proprio vino, che abbia una forte identità territoriale, denominandolo ‘Il Pordenone’. In ricordo e memoria di Giovanni De’ Sacchis detto ‘il Pordenone’ grande artista locale del 500. Tra le sue opere è stato identificato in etichetta, l’effige di san Martino segno del dono e della chiusura nel giorno dell’annata agraria: l’11 novembre. Coincidenza vuole che l’articolo ‘IL’ stilizzato ricordi proprio il numero 11. Questo è il brand che l’associazione ha fatto suo per promuovere il territorio, e forte di questa comunione di tradizione di saperi e di storia viene ad essere fortemente identificativo del brand che l’associazione vuole pubblicizzare. Un vino nato dalla sapienza e dalla maestria degli enologi dell’associazione. Pensato per festeggiare, non poteva che essere spumante e come da tradizione vuole nato da uve autoctone friulane e vinificato in bianco, dai riflessi dorati, da una gradazione alcolica non eccessiva, dal raffinato bouquet di rosa.

 





il VINO

‘Il Pordenone’ nasce dalla vinificazione di alcuni vitigni autoctoni largamente diffusi nel territorio del Friuli Venezia Giulia.
‘Il Pordenone’ viene prodotto in autoclave  con il metodo Martinotti o Charmat, che con adeguati tempi di sosta e maturazione, consente di produrre spumanti di elevata qualità, con una particolare attenzione al mantenimento degli aromi primari.
Dalla vendemmia sino all’imbottigliamento ‘il Pordenone’ è stato seguito da un gruppo di lavoro interdisciplinare composto da viticoltori, enologi e progettisti di impiantistica enologica. È un vino caratterizzato da un perlage (le bollicine) discreto e persistente, da una gradazione alcolica non eccessiva, da intensi aromi di rosa che gli conferiscono finezza e delicata eleganza. Di facile beva, ‘il Pordenone’ lascia la bocca asciutta e soddisfatta, ma invogliata ad un successivo sorso. La tonalità del suo colore è delicatamente rosato.

il NOME

Un nome come espressione geografica, ma non solo: un omaggio rispettoso a Giovanni Antonio De’ Sacchis detto ‘il Pordenone’, il pittore rinascimentale soprannominato col nome della sua città per distinguerlo dai pittori friulani e veneziani. Il De’ Sacchis fu il primo artista ad essere identificato con le sue ‘radici’ in quanto unico e riconoscibile nelle sue opere. La sua arte rivive oggi sull’etichetta del nuovo vino con un’effige di San Martino, il vescovo di Tours festeggiato nella data tradizionale della conclusione dell’annata agraria e dell’inizio di un nuovo ciclo; la data in cui, nell’adagio legato ai ritmi e riti della vita di campagna ‘…ogni mosto si fa vino’.

Giovanni Antonio De’ Sacchis detto Il Pordenone
‘San Martino e San Cristoforo’, 1528-29, San Rocco, Venezia

[PordenóneGiovanni Antonio de’ Sacchis detto il. – Pittore (Pordenone 1484 circa – Ferrara 1539). Formatosi sull’esempio dei pittori della scuola di Tolmezzo e di Pellegrino di San Daniele (S. MicheleGiovanni Battista e Valeriano1506, Valeriano, chiesa di S. Stefano) sciolse la durezza giovanile a contatto con le opere del Giorgione (ciclo di affreschi in S. Lorenzo a Vacile, 1508, Spilimbergo; Madonna e santi1511Venezia, Accademia; Madonna e santi1518 circa, Alviano, Parrocchiale) per poi volgersi, dopo un probabile soggiorno romano (1518), verso uno stile più ampio e drammatico (ciclo di affreschi della cappella Malchiostro, 1519,Treviso, Duomo). Tra il 1520 e il 1522, succeduto a G. Romanino, lavorò nel duomo di Cremona al ciclo della Passione che dipinse, in un incalzante schema compositivo, fondendo ricordi romani e suggestioni nordiche. Spirito eclettico, attinse a soluzioni diverse ispirandosi ancora al Correggio e al Parmigianino per gli affreschi in S. Maria di Campagna presso Piacenza (153032) o a Tiziano per alcune pale d’altare, delle quali rinnovò il tradizionale schema compositivo (S. Lorenzo Giustiniani e santi,1532, Venezia, Accademia). Attivo soprattutto in Friuli (affreschi sulla facciata di palazzo Tinghi, 1534Udine) e in città minori dell’entroterra veneto (Annunciazione1537, Murano, S. Maria degli Angeli), nel 1538 fu chiamato a Ferrara da Ercole II. 

 

 

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