Home > Causes > LE BARBATELLE

Se l’Italia è leader nel mondo, e il Friuli Venezia Giulia è leader in Italia, la ovvia conseguenza è che la nostra regione è leader a livello mondiale. E, volendo fare ancora una “zoomata”: se il primato del Friuli è dovuto per oltre il 90% a Rauscedo, si può ben dire che Rauscedo è la capitale.

Una prima definizione

Già, ma di che cosa? Gli addetti ai lavori, e probabilmente anche coloro che amano il vino non solo come bevanda, ma come cultura, storia, economia e informazione, lo avranno già capito. Per tutti gli altri, diciamolo subito: stiamo parlando della produzione di barbatelle. E per non proseguire con gli indovinelli, spieghiamo (con il supporto del dizionario Treccani) che cos’è la barbatella: “talea, margotta o propaggine della vite che ha emesso la barba, ossia le radici” ed è quindi pronta per essere trapiantata. In realtà, più che “talea, margotta o propaggine” (tutti modi di moltiplicazione delle piante) le barbatelle sono delle giovanissime piante di vite, già innestate e pronte per essere piantate.

La storia

La storia della produzione di barbatelle in Friuli Venezia Giulia inizia a cavallo tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Sono gli anni in cui la viticoltura di tutta Europa viene colpita dalla fillossera.

Le prime segnalazioni della comparsa di quel terribile flagello (il termine flagello è quello più ricorrente nelle cronache dell’epoca) in alcuni vigneti della Francia meridionale risalgono al 1863; solo tre anni dopo viene identificato il terribile insetto, che viene battezzato “Philloxera vastatrix”, devastatrice. Nel giro di 20-30 anni, la fillossera si diffonde in tutta Europa. Senza badare ovviamente ai confini, come quello che all’epoca divideva il Friuli tra il Regno d’Italia e l’impero austroungarico.

Ci si accorse ben presto – in Francia, come in Austria e in Italia – che tutti i rimedi per preservare o curare la vite dalla fillossera erano scarsamente efficaci. L’unica soluzione per risolvere il problema alla radice (sia concessa la battuta, visto che la fillossera distrugge l’apparato radicale della vite europea) era quello di innestare le varietà europee su viti americane, le cui radici non vengono attaccate dall’insetto (ed è da sottolineare come dall’America sia arrivatoin Europa il flagello – la fillossera – e anche il rimedio).

L’Impero

Risale al 1881 la richiesta della Società Agraria Goriziana al Governo Austriaco dello stanziamento di 2000 fiorini per l’istituzione di un vivaio di viti americane resistenti alla fillossera.

A Gorizia, a Monfalcone, ad Aquileia, a Campolongo al Torre (tutte località appartenenti al tempo all’Austria) nascono a cavallo del secolo i primi vivai, che producono in pochi anni milioni di piante, destinati al reimpianto dei vigneti locali ma anche all’esportazione in Austria e in Germania.

Ma il “polo” vivaistico oggi più importante del Friuli Venezia Giulia, quello di Rauscedo (frazione del comune di San Giorgio della Richinvelda, provincia di Pordenone), nasce intorno al 1920, negli anni successivi alla prima guerra mondiale.

Secondo quanto si narra, tra storia e leggenda, la Grande Guerra avrebbe avuto un ruolo nell’avvio di quello che sarebbe diventato, nell’arco di pochi decenni, un business planetario. Sarebbe stato infatti un ufficiale dell’esercito italiano (in una versione; secondo altre, un soldato austriaco o un caporalmaggiore piemontese o veronese o padovano) a insegnare ad alcuni agricoltori del paese la tecnica dell’innesto al tavolo, quella utilizzata ancor oggi.

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